Definizione dell’unità strutturale nel CIS

Pubblichiamo il 4° “Parere Tecnico” dell’Ordine degli Ingegneri di Milano – Definizione dell’unità strutturale nel CIS

QUESITO 4

In merito alla redazione del Certificato di Idoneità Statica prescritto del Regolamento Edilizio di Milano, avendo a che fare con una situazione particolarmente complicata, mi trovo nella condizione di chiederVi un chiarimento ai fini della corretta impostazione della pratica.

Dovrei certificare un certo numero di edifici che fanno parte di un ex complesso industriale riconvertito ad uffici ed abitazioni e competono ad un unico proprietario. Si tratta di diversi fabbricati, alcuni strutturalmente indipendenti, altri in aggregato, articolati intorno a strade e cortili e riuniti in un unico condominio.

Dal punto di visto distributivo interno, non c’è corrispondenza con la definizione del singolo edificio, nel senso che ci sono spazi catastalmente autonomi che si sviluppano su edifici adiacenti.

Quindi pur riuscendo ad individuare delle unità strutturali (sono evidenti diverse fasi costruttive, ampliamenti, ecc), per quanto realizzate in adiacenza le une alle altre, non ho corrispondenza diretta con singole unità immobiliari e gruppi di unità immobiliari; c’è una forte compenetrazione degli spazi.

In questa condizione, su quali elementi vado a definire il singolo certificato di idoneità statica?

Cosa devo intendere come “fabbricato”?

In sostanza, devo definire dei corpi strutturali che comprendono diverse unità immobiliari (e in alcuni casi anche diversi unità strutturali, per i motivi di cui sopra), oppure legare il certificato alla singola unità immobiliare?

Inoltre, i vari corpi sono collegati tra loro da delle tettoie in acciaio e vetro; come devo trattare questi elementi? Fanno parte degli elementi di contorno del singolo edificio?

RISPOSTA

Il Certificato di Idoneità Statica deve sempre essere relativo ad una unità strutturale. Le diverse unità immobiliari sono ininfluenti ai fini della definizione dell’unità strutturale.
Nei casi di aggregati edilizi, un utile riferimento normativo è l’allegato C8A.3 alla circolare 2 febbraio 2009 n. 617.

In tale allegato vengono definite le modalità operative per la definizione delle unità strutturali e vengono date indicazioni per come eseguire una verifica globale semplificata per gli edifici in aggregati edilizi.

C8A.3. AGGREGATI EDILIZI
Un aggregato edilizio è costituito da un insieme di parti che sono il risultato di una genesi articolata e non unitaria, dovuta a molteplici fattori (sequenza costruttiva, cambio di materiali, mutate esigenze, avvicendarsi dei proprietari, etc.). Nell’analisi di un edificio facente parte di un aggregato edilizio occorre tenere conto perciò delle possibili interazioni derivanti dalla contiguità strutturale con gli edifici adiacenti, connessi o in aderenza ad esso. A tal fine dovrà essere individuata, in via preliminare, l’unità strutturale (US) oggetto di studio, evidenziando le azioni che su di essa possono derivare dalle unità strutturali contigue. La porzione di aggregato che costituisce l’US dovrà comprendere cellule tra loro legate in elevazione ed in pianta da un comune processo costruttivo, oltre che considerare tutti gli elementi interessati dalla trasmissione a terra dei carichi verticali dell’edificio in esame.
Ove necessario, tale analisi preliminare dovrà considerare l’intero aggregato, al fine di individuare le relative connessioni spaziali fondamentali, con particolare attenzione al contesto ed ai meccanismi di giustapposizione e di sovrapposizione. In particolare, il processo di indagine sugli aggregati edilizi si dovrebbe sviluppare attraverso l’individuazione di diversi strati d’informazione:
– i rapporti tra i processi di aggregazione ed organizzazione dei tessuti edilizi e l’evoluzione del sistema viario;
– i principali eventi che hanno influito sugli aspetti morfologici del costruito storico (fonti storiche);- la morfologia delle strade (andamento, larghezza, flessi planimetrici e disassamenti dei fronti edilizi); la disposizione e la gerarchia dei cortili (con accesso diretto o da androne) ed il
posizionamento delle scale esterne; tale studio favorisce la comprensione del processo formativo e di trasformazione degli isolati, dei lotti, delle parti costruite e delle porzioni libere in rapporto alle fasi del loro uso;
– l’allineamento delle pareti; verifiche di ortogonalità rispetto ai percorsi viari; individuazione dei prolungamenti, delle rotazioni, delle intersezioni e degli slittamenti degli assi delle pareti (ciò aiuta ad identificare le pareti in relazione alla loro contemporaneità di costruzione e quindi a definire il loro grado di connessione);
– i rapporti spaziali elementari delle singole cellule murarie, nonché i rapporti di regolarità, ripetizione, modularità, ai diversi piani (ciò consente di distinguere le cellule originare da quelle dovute a processi di saturazione degli spazi aperti);
– la forma e la posizione delle bucature nei muri di prospetto: assialità, simmetria, ripetizione (ciò consente di determinare le zone di debolezza nel percorso di trasmissione degli sforzi, nonché di rivelare le modificazioni avvenute nel tempo);
– i disassamenti e le rastremazioni delle pareti, i muri poggianti “in falso” sui solai sottostanti, lo sfalsamento di quota tra solai contigui (ciò fornisce indicazioni sia per ricercare possibili fonti di danno in rapporto ai carichi verticali e sismici, sia per affinare l’interpretazione dei meccanismi di aggregazione).

Per la individuazione dell’US da considerare si terrà conto principalmente della unitarietà del comportamento strutturale di tale porzione di aggregato nei confronti dei carichi, sia statici che dinamici. A tal fine è importante rilevare la tipologia costruttiva ed il permanere degli elementi caratterizzanti, in modo da indirizzare il progetto degli interventi verso soluzioni congruenti con l’originaria configurazione strutturale.

L’individuazione dell’US va comunque eseguita caso per caso, in ragione della forma del sistema edilizio di riferimento a cui appartiene l’US (composta da una o più unità immobiliari), della qualità e consistenza degli interventi previsti e con il criterio di minimizzare la frammentazione in interventi singoli. Il progettista potrà quindi definire la dimensione operativa minima, che talora potrà riguardare l’insieme delle unità immobiliari costituenti il sistema, ed in alcuni casi porzioni più o meno estese del contesto urbano.

L’US dovrà comunque avere continuità da cielo a terra per quanto riguarda il flusso dei carichi verticali e, di norma, sarà delimitata o da spazi aperti, o da giunti strutturali, o da edifici contigui costruiti, ad esempio, con tipologie costruttive e strutturali diverse, o con materiali diversi, oppure in epoche diverse.

Tra le interazioni strutturali con gli edifici adiacenti si dovranno considerare: carichi (sia verticali che orizzontali, in presenza di sisma) provenienti da solai o da pareti di US adiacenti; spinte di archi e volte appartenenti ad US contigue; spinte provenienti da archi di contrasto o da tiranti ancorati su altri edifici. La rappresentazione dell’US attraverso piante, alzati e sezioni permetterà di valutare la diffusione delle sollecitazioni e l’interazione fra le US contigue.

Oltre a quanto normalmente previsto per gli edifici non disposti in aggregato, dovranno essere valutati gli effetti di: spinte non contrastate causate da orizzontamenti sfalsati di quota sulle pareti in comune con le US adiacenti; effetti locali causati da prospetti non allineati, o da differenze di altezza o di rigidezza tra US adiacenti, azioni di ribaltamento e di traslazione che interessano le pareti nelle US di testata delle tipologie seriali (schiere).

Dovrà essere considerato inoltre il possibile martellamento nei giunti tra US adiacenti.

L’analisi di una US secondo i metodi utilizzati per edifici isolati, senza una adeguata modellazione oppure con una modellazione approssimata dell’interazione con i corpi di fabbrica adiacenti assume un significato convenzionale. Di conseguenza, si ammette che l’analisi della capacità sismica globale dell’US possa essere verificata attraverso metodologie semplificate, come descritto di seguito.

 

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NTC 2008 e Circolare Esplicativa N°617/2009 5.12 MB 99 downloads

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